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Panel Zerogradi 2026 dedicato alla cold chain e al trasporto a temperatura controllata

Cold Chain 2030: tecnologie, dati e persone a Zerogradi 2026

Antonio Cuozzo, Direttore DIF Network, ha partecipato alla tavola rotonda di Zerogradi 2026, evento di riferimento per il trasporto a temperatura controllata e la cold chain, portando il proprio contributo sui temi della gestione del rischio, della tecnologia e della cultura operativa nella filiera del freddo.

Circa 200 professionisti del trasporto a temperatura controllata si sono ritrovati lo scorso 25 giugno al Museo Auto Storiche di Brescia per Zerogradi 2026, l’appuntamento annuale organizzato da evenT dedicato alla logistica del freddo.

La giornata ha alternato confronto tecnico, presentazioni e momenti di networking. In particolare, al centro del programma c’è stato il convegno “Cold Chain 2030. La sfida della decarbonizzazione tra tecnologia, normative e gestione del rischio”.

Per il Direttore del Network DIF – Distribuzione Italiana Food, la partecipazione al panel ha rappresentato un’occasione di confronto con il settore. Inoltre, ha permesso di portare la prospettiva di chi vive ogni giorno la complessità operativa della catena del freddo.

Insieme a lui, sedevano anche Elisa Brolli di DV Area, Bruno Cortecci, Presidente sezione Regime di Freddo di Anfia e Francesco Mittica di Nivalis Energy Europe.

Cold Chain 2030: un settore chiamato a governare la complessità

Il cuore della giornata è stato il confronto sulle trasformazioni che stanno attraversando il comparto del freddo. Innovazione tecnologica, evoluzione normativa, sostenibilità ambientale, digitalizzazione dei processi e gestione del rischio sono oggi temi sempre più interconnessi.

Il dibattito è partito dai 14 trend tecnologici presentati dal professor Paolo Volta, coordinatore didattico di evenT: dai registri blockchain alla sensoristica IoT, dai sistemi ADAS alle scatole nere, fino all’automazione dei flussi documentali.

Strumenti che oggi esistono e, in molti casi, sono già maturi. Tuttavia, la vera sfida è farli funzionare lungo tutta la filiera.

Lo ha sottolineato Antonio Cuozzo con un passaggio centrale: “La tecnologia può essere di grande aiuto per le aziende, ma deve andare a braccetto con la cultura”.

Il mercato italiano della cold chain vive questo tema in modo diretto. Da un lato ci sono operatori strutturati, capaci di integrare TMS, sensori, formazione, compliance e controllo operativo. Dall’altro restano molte realtà più piccole. Per queste imprese, sostenere insieme investimenti tecnologici, obblighi documentali e margini economici è una sfida concreta.

In questo scenario, i dati di temperatura, viaggio e documentazione hanno valore solo se generano decisioni. Non devono restare semplici numeri raccolti e archiviati.

Il dato diventa utile quando aiuta a prevenire anomalie, attivare risposte tempestive e migliorare il servizio. È la differenza tra avere strumenti e avere davvero controllo.

Questo passaggio richiede competenze, metodo e tempo dedicato alla formazione.

Antonio Cuozzo, Direttore DIF Network, durante la tavola rotonda Zerogradi 2026.

Committenza e normative: due velocità da colmare

Dal convegno è emersa con chiarezza l’eterogeneità della committenza.

Alcuni clienti leggono la cold chain come leva di qualità, continuità e tracciabilità; altri continuano a considerarla soprattutto una voce di costo. Una distanza che incide sulla capacità del mercato di riconoscere economicamente tutto ciò che sta dietro a un servizio a temperatura controllata: auditabilità, gestione delle anomalie, qualità del dato, rinnovo della flotta, controllo documentale e continuità operativa.

La stessa complessità riguarda il fronte normativo. La direzione verso più dematerializzazione e più controlli digitali è chiara, ma la cornice europea non si traduce ancora in prassi realmente uniformi tra Paesi e contesti operativi diversi. 

Lo ha ricordato anche Bruno Cortecci, evidenziando come l’accordo ATP resti oggi una materia tecnica, ma anche organizzativa e documentale.

Per una rete distributiva, questo significa lavorare su standard operativi condivisi, qualità delle informazioni e formazione delle persone. 

Solo quando processi, dati e competenze si muovono in modo coerente, gli strumenti digitali smettono di essere adempimenti formali e diventano parte reale del modo di lavorare.

Verso il 2030: competenze, dati e responsabilità di filiera

Guardando ai prossimi anni, la lettura condivisa dal panel è che la logistica del freddo continuerà a crescere e a diventare sempre più strategica per food e pharma.

Sarà però anche un comparto più selettivo. Non basterà avere capacità di trasporto. Al contrario, servirà capacità di governare la complessità.

La differenza sarà nella capacità di integrare rete, dati, persone e tecnologia. Non come elementi separati, ma come un sistema unico e coerente.

Il tema delle competenze sarà centrale. La cold chain non può più essere considerata un ambito soltanto esecutivo: richiede professionalità capaci di leggere processi, dati, normative, rischi e impatti sulla qualità del prodotto.

In questo senso, formazione tecnica e cultura logistica diventano leve decisive per rendere sostenibile l’evoluzione del settore.

Al termine del convegno la giuria ha assegnato lo Zerogradi Award 2026 a SV Noleggio, per il suo impegno sulla transizione energetica della flotta e sui sistemi di assistenza alla guida a supporto della sicurezza dei conducenti.

Giornate come Zerogradi confermano una convinzione sempre più evidente per l’intera filiera: nella logistica a temperatura controllata il vantaggio competitivo non nasce da un singolo strumento, ma dalla capacità di far lavorare insieme tecnologia, processi e persone come un unico sistema.

È lì che si riducono i rischi, si alza la qualità del servizio e si costruisce una crescita sostenibile per tutta la cold chain italiana.

Per DIF, questa visione è coerente con il proprio modello di rete: distribuzione food & beverage, standard condivisi, presidio territoriale, controllo operativo e attenzione costante alla tutela del prodotto.

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A tutela del prodotto. A tutela di chi lo consuma.